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A pochi giorni dalla fine dell’anno, un pezzo di scuola italiana oggi si è fermata. Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief, ovvero le maggiori sigle sindacali del comparto, hanno proclamato una giornata di sciopero generale. I primi dati, alle ore 17, danno l’adesione al 15,59% dei lavoratori, secondo la rilevazione elaborata sul 57,98% degli istituti (4.775 su 8.235) che riguarda più del 75% degli addetti del comparto. Lo rende noto il Dipartimento della Funzione pubblica.
In Piazza Santi Apostoli, a Roma, dove sono arrivati pullman da tutta Italia, durante la manifestazione a cui non è stato concesso raggiungere Piazza Montecitorio, i docenti e il personale della scuola ha protestato contro il Decreto Legge n.36 sul reclutamento, la mancanza di risorse per il comparto, le insufficienti soluzioni per risolvere il tema del precariato, i possibili tagli alla Carta del docente, la riduzione di quasi 12 mila cattedre.
Maurizio Landini, segretario della Cgil, ha puntato il dito contro le scelte sbagliate del governo e l’uso eccessivo dei decreti: “Lo sciopero di oggi non riguarda solo i lavoratori della scuola: il tema del diritto alla scuola deve diventare elemento centrale per il governo, ad oggi non è così e i provvedimenti presi sono sbagliati: non si interviene per decreto su elementi che riguardano la contrattazione. Quando un governo fa un decreto lo fa per non discutere, è un grave errore e una riduzione della democrazia. I cambimenti si devono fare con chi lavora nella scuola altrimenti è supponenza. Poi c’è un problema che riguarda l’aumento dei salari: è venuto il momento di aumentarli, iniziando da una riforma fiscale”.
“Non vogliamo che si continui a procedere per decreti: i cambiamenti della scuola li devi fare con chi a scuola ci lavora, non contro” ha proseguito Landini. “Questa giornata è importante e non riguarda solo la scuola ma tutti i lavoratori che hanno i figli e vorrebbero una scuola sempre più adeguata. La scuola infatti è strategica, è il momento di potenziarla, abbiamo la dispersione scolastica più alta, meno laureati grandissime diseguaglianze e c’è una diversità a seconda della famiglia in cui nasci”.
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“Sono previsti 11.600 tagli personale nei prossimi anni”, fa notare Ivana Barbacci che guida la Cisl Scuola. “C’è poi il tema del rinnovo del contratto di 1 milione e 200mila lavoratori che sono i meno pagati della pubblica amministrazione. Anche stavolta, dopo le promesse non ci sono risposte adeguate”, le fa eco Francesco Sinopoli di Flc Cgil. “Con l’aumento dell’inflazione, gli stipendi della classe docente e Ata – ricorda Marcello Pacifico di Anief – sono diventati sempre più inadeguati, potremmo dire da fame”. Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda, lamenta la scarsezza di risorse messe in campo per il rinnovo contrattuale: “C’è uno stanziamento offensivo, parliamo di 40-50 euro netti pro-capite a fronte di un’inflazione al 7% che sta impoverendo la gente”. I precari “sono stati usati come scudo politico. Non c’è volontà di risolvere il problema”, è il pensiero del segretario generale della Uil scuola, Pino Turi. “Lo sciopero di oggi è solo la prima tappa di un movimento di opposizione ai disegni restauratori del Governo”, afferma Elvira Serafini dello Snals.
“Non possiamo sottovalutare il grido di allarme lanciato oggi dalle forze sindacali e dai lavoratori della scuola che hanno aderito allo sciopero. Va, con urgenza, aperto un confronto sul contratto collettivo già scaduto ed in corso di rinnovo, su quello per il triennio 2022-24 e sul decreto legge 36 all’esame del Senato”, dicono in una nota congiunta Manuela Ghizzoni responsabile Università e Ricerca del Pd e Irene Manzi, responsabile Scuola del Pd.
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Il ministro Patrizio Bianchi, in collegamento da Roma per un convegno, rassicura: “Il governo – spiega – ha scelto di non tagliare: dal 2021 al 2032 avremo un milione e 400 mila bambini in meno, che avrebbe potuto significare 130 mila insegnanti in meno, ma fino al 2026 il numero dei docenti rimarrà inalterato e tutte le risorse rimarranno nella scuola. Forse il dl va visto meglio, la sua lettura credo sia stata affrettata”. Poi ricorda le risorse che col Pnrr arriveranno a 17,5 miliardi per le scuole. Il ministro, inoltre, accenna alla necessità di una “riflessione sull’organizzazione della scuola che prevede il ‘fine corsa’ a 14 e 18 anni ed un obbligo a 16 anni”.
Nel pomeriggio una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal Pd e informata che ci sarà un emendamento del partito sul sovraffollamento scolastico alla scuola secondaria, ma è rimasta insoddisfatta.